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Comune di Cusano Mutri
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LE CHIESE
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[le chiese di cusano e civitella] un pò di storia
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LE CHIESETTE DI SOLA MEMORIA STORICA
di Vito Maturo
Mura urbiche perimetrali vere e proprie Cusano Mutri non ne ha mai avute, essendo il sedime dell’abitato su una lama rocciosa, e la delimitazione era fatta dalle case poste lungo il ciglio tattico che ne accrescevano la verticalità aumentandone maggiormente l’inespugnabilità.
Gli ampliamenti, fin quando è stato possibile, sono avvenuti a “sfoglie” successive, ma la vera difesa di Cusano era la recinzione montana del naturale “lavello” con un unico varco di difficilissima penetrazione. Non a caso Cusano significa “luogo fortificato” (1).
Nell’Alto Medioevo la tranquillità della zona favorì il formarsi di aggregati rurali, tanto che tra l’anno 800 e il 950, le campagne della conca furono “punteggiate” da oltre una dozzina di fabbriche di culto, promosse dai Benedettini di San Vincenzo al Volturno, Signori della zona per oltre quattro secoli, stanziatesi in S. Maria del Castagneto (2).
Il primitivo nucleo abitativo ingrandendosi inglobò le chiesette di S. Nicolò e S. Giovanni Battista le quali successivamente furono elevate a parrocchie e ricostruite più ampie.
Fortunatamente sono giunte a noi anche le costruzioni sacre a ridosso del centro storico e dei borghi industriali, quest’ultimi nati sulle strade che si dipanavano dal paese. Trattasi precisamente delle cappelle di: S. Rocco, S. Maria della Pietà, S. Vito, Madonna della Grazia.
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NOTE
(1) — Maturo Vito, Cusano Mutri il nome lo stemma, Cusano Mutri (Bn), 1998.
(2) - Maturo Vito, S. Maria del Castagneto, la riscoperta di un antico complesso monastico in Cusano Mutri, in “Archivio Storico per le Provincie Napoletane”, Vol. CII, 1984; ed ancora: Maturo Vito, Cronologia feudale di Cusano Mutri, in “Rivista Storica del Sannio” A. III, n. 3, 1986.
S. ROCCO
La prima notizia certa della chiesa di San Rocco risale ad un atto di S. Visita del 1596, in cui è affermato che l’aula di culto aveva il tetto voltato, un altare con la statua lignea del Santo titolare e distava dalle mura del centro abitato un lancio di sasso (1).
L’isolato San Rocco, che ingloba l’omonima cappella, sito ai lati della strada che per il passo di “Piano del Campo”, sul Monterbano, mena a Faicchio/Gioia Sannitica. In antico era detto borgo della “Fontana Nova”, appellativo da relazionare alla sorgente perenne sita più a monte, ancora oggi detta “Fontana Vecchia”, la cui acqua captata, con tubi in cotto, serviva gli opifici lanieri più a valle, terminante con cannella e vasca sotto lo spiazzo antistante al tempietto, sostenuto da un arcone murato nella prima metà del 1950.
La fondazione del manufatto secondo un manoscritto di “Storia Patria” risalirebbe fra le cappelle sorte prima del Mille, cosa possibile, ma è da aggiungere, dedicata certamente ad altro santo -cosa usuale in passato- giacché S. Rocco visse in Francia dal 1350 al 1379 (2).
La devozione per questo Ausiliare aumentò “Dall’anno 1656 che fù la Pestilenza, [……….] per la gratia che in detto tempo s’ottenne dal detto Santo che la maggior parte del Popolo restò libera dal morbo, e quante case scovrirono la sua chiesa affatto non furono offese” (3).
Per l’occasione fu istituita la festa con “messa solenne con i primi e secondi Vespri […………..] e la Processione [……………] ed in detto giorno tutto il Popolo di detta Terra s’astiene dall’opere servile come fusse festa di Precetto” (4)
Oggi una statua più grande di San Rocco è conservata nella Chiesa parrocchiale di S. Pietro e viene portata in processione la penultima domenica di agosto, quando il giorno 16 di detto mese, non capitata di domenica, conludendo la festa con un concerto, generalmente, di musica classica, in piazza Lago.
In passato, per l’occasione, avveniva una caratteristica gara detta del “Caciocavallo” ed era seguita da tutti. Si partiva dal sopraddetto slargo scendendo per via Cerro con arrivo sotto la cappella di S. Vito, tra due pioppi che delimitavano la porta. Vinceva la squadra che compiva il percorso con minor lanci servendosi di un caciocavallo ben secco, sostituito poi con uno di legno. Il premio era il caciocavallo stesso.
Gli abitanti del circondario hanno sempre provveduto al mantenimento del rettangolare corpo di fabbrica che, internamente, è lungo c. m. 10, larga c. m. 5 e alto fino soffitto piano c. m. 7. La sagrestia si trova in fondo a sinistra, lato di collocamento anche di una piccola statua del Santo titolare. La campana reca la data 1631. Sul semplice altare marmoreo dell’inizio del Novecento, con pavimento di piastrelle cerretesi del 1756, troneggia un quadro dell’Immacolata Concezione con San Rocco, eseguito nel 1855, per devozione di Antonio Vitelli. Vi si officia saltuariamente, oltre alla ricorrente festa del 16 di agosto, che per i locali è detta di “Santo Rocchello”.
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NOTE
(1) - Pescitelli Renato, Chiesa Telesina, Luoghi di culto di educazione di assistenza nel XVI e XVII secolo, Benevento 1977, pag. 163.
(2) — Cfr., Maturo Vito, La Chiesa della Madonna delle Grazie in Cusano Mutri, il culto mariano nel circondario di Cerreto Sannita in “La Voce”, per. del Santuario di Maria SS. Delle Grazie di Cerreto Sannita (Bn), n. 3, a. 1998.
(3) - Archivio Storico Diocesano, Cerreto Sannita, vol. 1, n. 7, ms., Stato della Venerabile Chiesa Maggiore e Matrice prima del Castello ora della Terra di Cusano sotto il Titolo de Santi Apostoli Pietro e Paolo, f. 3.
(4) — Ivi.
S. MARIA DELLA PIETA’
S. Maria della Pietà, conosciuta semplicemente col nome di “Pietà”, è una chiesetta sconsacrata e già funzionante nel 1689 (1) “sita a costo del Borgo del Colle della Croce”. La sua fondazione risale “Nell’anno poi 1688 nel dì 5 Giugno,vigilia di Pentecoste fù l’orribile Terremoto che distrusse Vicino a detta Terra di Cusano le antiche Terre di Cerreto Pietraroja e Civitella, per il timore del quale tutti gli Abitanti di detta Terra di Cusano furono astretti molti mesi dimorare in campagna in case di Tavole o Pannamenti, quelli di detta Parrocchia di S. Pietro uscirono la maggior Parte fuori la Porta del Colle della Croce ove in una Casetta di Tavole il Parroco di S.Pietro teneva i Santi Sacramenti e Sacramentali, per veneratione del qual luogo da detti Parrocchiani di S. Pietro vi fu edificata una Chiesa sotto il Titolo di S. Maria della Pietà e fecero voto ogn’anno in detto giorno 5 Giugno farvi la Festa con i primi, e secondi Vespri, messa cantata, e Processione e quella venerare, come se fosse di Precetto in rendimento di gratia a detta B.V.” (2).
L’aula originale, ancora leggibile, ovvero solo la parte anteriore misurava circa m. 5,5 x 6,5 con h di m. 4,50 mentre l’attuale connotazione la deduciamo dall’architrave dell’ingresso: Per ex voto Pietro Paolo Russo questa chiesa ampliò nel 1767, e dalle successive manipolazioni Ottocentesche (3).
L’interno è inusuale per l’architettura sacra cusanese; l’allungamento fu contenuto essendo per due lati sottoposti a terrapieno; ne risulta che la parte posteriore è più larga che lunga. e nel controsoffittarla con cupola (con altezza di c.10 m.) questa venne a pianta ellittica. Ovviamente l’asse maggiore è ortogonale alla linea di entrata della chiesa la cui facciata è rivolta ad est. L’aula misura internamente . m.13,00 x 5.50 c., con altezza alla volta di m. 7.50. La campana datata 1786 è ora nella biblioteca comunale. La statua della Madonna del Latte, di questa cappella, si custodisce nella parrocchiale dei S.S. Apostoli Pietro e Paolo.
L’antica affermazione secondo cui in questa chiesetta vi fu sotterrato un dignitario della Corte Borbonica è fondata. Dovrebbe trattarsi dell’ingegnere Cesare Spadaccini il quale su incarico di Ferdinando II realizzò una macchina adatta ad impastare la farina per i maccheroni, lavoro che prima si effettuava con i piedi. Costui era nipote di Gennaro Spadaccini, ciambellano dello stesso Re, che a sua volta aveva inventato la forchetta a quattro punte. Era l’epopea della pasta che nel 1830 si accoppiò con il sugo di pomodoro. (4) La figlia del detto Spadaccini, Irene (+ Cusano 1896), aveva preso per marito il giudice Giuseppe Petrillo con casa paterna al Colle della Croce. Dal suddetto matrimonio nacque Angelina che andò in sposa al cusanese dott. Domenico De Toro, nel cui palazzo, al borgo “da Piede”, sono ancora conservati dagli eredi, due ritratti ad incisione, che portano la seguente dedica: “Per sincero tributo all’ottimo Re Ferdinando 2 / a Cristina Regina amatissima delle Spagne / alla Regina diletta Madre Isabella / ed a tutta la floridissima Real Famiglia dei Borboni / Cesare Spadaccini” .
Con il Novecento il voto fatto nel 1688 incomincia a perdere lucentezza e quando alla fine degli anni Quaranta fu affidata agli Agostiniani (venuti da poco a Cusano, dopo una cospicua donazione, ed al presente “latitanti”, i quali l’adibirono a sala di recitazione rendendola sconsacrata di fatto, consenziente il Vescovo (5).
La chiesetta extra muros è scampata anche alla ventilata demolizione di pochi decenni fa, per eseguire, il mai finito e di dubbio gusto, muro retrostante. La sistemazione, però, è stata una mancata occasione in quanto si poteva valorizzare la costruzione data la sua specificità, per i cusanesi immemori e non curiosi. Sterrando anche l’altro lato si otteneva una agevole strada sbloccando anche il borgo “Colle della Croce”. Speriamo di vederla rivitalizzata per scopi culturali.
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NOTE
(1) - Pescitelli Renato, Chiesa Telesina, Luoghi di culto di educazione di assistenza nel XVI e XVII secolo, Benevento 1977, pag. 167
(2) - Archivio Storico Diocesano, Cerreto Sannita, vol. 1, n. 7, ms., Stato della Venerabile Chiesa Maggiore e Matrice prima del Castello ora della Terra di Cusano sotto il Titolo de Santi Apostoli Pietro e Paolo, f. 8.
(3) — Il suddetto benefattore, tra l’altro, fondò il Monte dei Pegni di “S. Andrea Apostolo” con maritaggi per le giovinette bisognose. Cfr. De Simone E., Il Monte di Pietà di Cusano, origini e funzioni (1797-1811), in “Annali della Facoltà di Economia e Commercio di Benevento”, 1, Napoli 1994.
(4) — Internet, Storia della Pasta.
(5) — Maturo Vito, La Parabola del Clero regolare a Cusano Mutri, il secolo delle Pallottine, il cinquantennio degli Agostiniani, Cusano Mutri (Bn), 1997.
S. VITO
Al di la del torrente Riviola a nord est dell’abitato di Cusano vi è una pianeggiante e brecciosa lingua di terra di antica formazione alluvionale. La località è detta “Campitello” e presenta un monticello, all’estremità settentrionale: dal suo intorno un tempo si irraggiavano importanti strade.
Di qui passava la Cusano-Pietraroja dalla quale si staccava la via per le gualchiere (Sorgenze) e prendeva inizio la mulattiera per Mutri, ai cui piedi si biforcava (direttiva Sepino a destra e dal lato opposto accesso per il Matese); vi faceva capo anche la strada proveniente da Cerreto passando all’esterno del paese. Su questa altura, entro detto nodo, si eleva la chiesetta dedicata a S. Vito Martire “ad un tiro di archibugio” dall’abitato (1).
Il luogo di culto era il fulcro di un attivo gruppo i cui membri, sfruttando il vicino corso d’acqua (Rio Viola) erano dediti alla tintura dei panni lana (i resti degli opifici sono ancora leggibili) e la molitura (mulino della “Terra” e di “Mezzo”). La fontana del “Mulino”, con acqua perenne, va riguardata come una delle due utilizzate dall’abitato di Cusano per l’approvvigionamento di acqua potabile.
Questa è una delle cappelle rurali fondate fra l’800 e il 950 dai Benedettini di S. Vincenzo a Volturno.
Dopo il 1100, con l’avvento dei normanni e l’arroccamento della popolazione verso il centro abitato per motivi di sicurezza, i nuclei abitativi del contado decaddero. S. Vito, grazie alla rilevanza strategica del suo sito, dopo un primo abbandono rifiorì e nel 1700 raggiunse un alto splendore. Il papa Clemente XII, nel 1733 concesse indulgenza plenaria per il giorno di S. Vito e anche ai visitatori di qualsiasi tempo. Ugualmente fece Pio VI nel 1786 (2).
Nella predetta epoca, le rendite della chiesa andavano a beneficio del seminario di Cerreto Sannita, in antico si conservano le reliquie del Santo titolare la cui festa, veniva celebrata il 15 giugno e fatta fino ai primi anni del 1960 (3). Per tale occasione era tradizione fare il palo della cuccagna e la corsa nel sacco. Nel 1973 (24 ottobre) la statua lignea del Martire, fu rubata.
La chiesa con la facciata rivolta a sud-est, e ad una sola navata a volta, conserva il caratteristico abside semicircolare dell’impianto originale, pur avendo subito varie manomissioni anche a scopo statico. Le misure interne sono: lunghezza (escluso abside), m. 11,00; larghezza m. 6,00 con altezza di m. 5,50. L’altare lapideo è ottocentesco e troviamo l’acquasantiera di rustica fattura con “marmo” di Pietraroja. Il campanile, colpito da un fulmine all’inizio della seconda metà del Novecento, è stato mal rifatto. La nuova campana è di Marinelli d’Agnone. A destra della facciata vi è un corpo aggiunto, già sagrestia, poi ampliato per ricavarne altri vani per dimora degli eremiti.
Attualmente la chiesa sta recuperando interesse, fenomeno accentuato dai contemporanei interventi di sistemazione.
Vi si officia saltuariamente oltre che alla ricorrenza della festa del Santo Ausiliare.
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NOTE
(1) - Pescitelli Renato, Chiesa Telesina, Luoghi di culto di educazione di assistenza nel XVI e XVII secolo, Benevento 1977, pag. 165
(2) — Arch. Chiesa Arcipretale S. Giovanni Battista, Cusano Mutri (Bn), Indulgenze
(3) - Archivio Storico Diocesano, Cerreto Sannita, vol. 1, n. 7, ms., Stato della Venerabile Chiesa Maggiore e Matrice prima del Castello ora della Terra di Cusano sotto il Titolo de Santi Apostoli Pietro e Paolo, f. 4. Ed ancora: Pescitelli Renato, Chiesa Telesina, Luoghi di culto, di educazione, di assistenza nel XVI e XVII secolo, Benevento 1977, pagg. 15,165-166.
La chiesetta della Madonna della Grazia di Cusano Mutri ha origine remota, essendo una di quelle cappelle sostenute prima del Mille dai Benedettini Volturnensi (1).
L’originario edificio di culto è a sinistra dell’attuale, [vedi ndr.] con ingresso rivolto a sud-est, sulla strada proveniente da Cerreto, per l’accesso dal borgo “Da Piede”. Detto tracciato non calcava l’odierna strada provinciale, ma scendeva nel torrente Riviola e attraversandolo con il ponte Bottaccio prendeva la via Tratturo di Puglia (2).
Il mantenimento di questa sacra fabbrica è stato possibile, tra l’altro, essendo il “sito poco distante dall’Abitato”, cosa non comune a tutte le altre coeve cappelle, tanto che di alcune di esse se ne è perso oltre al sito finanche la memoria.
“Poi perché l’anno 1656 fu la Pestilenza generale fu edificata avanti la medesima, altra Chiesa più vasta sotto il Titolo di S.Sebastiano, Padrone di detto Morbo” (3).
Prima di detta data, il parroco con il clero della parrocchiale di S. Pietro “vi andava a celebrare le Messe Solenne e vi poneva la Croce alla Porta la vigilia dell’Ascensione del Signore” (4).
Nel 1770 il Rev. Don Giovanni Perfetto la edificò come al presente (5).
Essendo più profonde le radici del culto per la Madonna, la riconoscenza e la dedica della chiesa a S. Sebastiano, a Cusano, sono caduti in oblio.
La parte terminale della primitiva cappella tralasciata, si ridusse a cielo aperto e per tutta la seconda metà dell’ Ottocento fu adibita a cimitero per gli abitanti di “Vascia a Terra” (parrocchia di S.Giovanni Battista). Misura oltre m. 6 di lunghezza, la larghezza media è di circa m. 5,50. Vi era un bel pannello di ceramica cerretese con le anime purganti, empiamente trafugato nel 1973. Ancora in loco, invece, un’interessante lapide che recita: “Martini Bossi Luigi / luogotenente / da Pontecurone (Tortona)/ valoroso / a S.Martino, Castelfidardo Custoza / ottimo gioviale commilitone / ahi Non ancora trentenne / in Cusano Mutri addì 4 febbraio 1869 / per violento e feral morbo la vita brevissima finisti // la tua funesta dipartita / cordialmente fraternamente / lamentando / questa modesta lapide / a perenne affettuosa memoria / nell’estremo addio / dolentissimi gli Ufficiali tutti del 65° Fanteria / posero”.
Ingloriosa fine per un militare Padano, venuto per cementare la raggiunta unità nazionale con l’eliminazione del brigantaggio, morto per il morso di un cane idrofobo (6).
La parte coperta dell’antica chiesetta con larghezza media di m. 4,70 e lunghezza di m. 7,40 conserva testimonianza di antiche vestigie.
A destra sotto un arco vi è un altare con vari affreschi. Nell’intradosso, in senso orario, troviamo l’Arcangelo in un tondo, in quello opposto S. Vito, al cento l’Eterno Padre. Nell’alzata a semicerchio, sopra al piano di celebrazione, troviamo S. Nicola e un altro Santo calvo e barbuto, con una piccola clave nella mano destra, non identificato. Tutti questi dipinti sono di comune fattura, ma la parte centrale è una vera sorpresa. Un rettangolo ben determinato è occupato dalla Madonna che allatta il Bimbo, opera di valente mano ignota quattrocentesca. La figura è ben composta e soave. Sotto l’intonaco si intravede un disegno simile più arcaico. Di giorno in giorno il tutto si sta sbriciolando; a nulla sono valse le segnalazioni ai vari Enti.
La nuova chiesa con volta a botte è alta m. 8,20, la larghezza comprese le due piccole navate laterali è di oltre m. 8, la lunghezza raggiunge m. 10,50. Grazioso, ben poroporzionato nell’insieme è l’unico tempio cusanese con portico. Quest’ultimo è stato soppalcato ricavandone lo spazio per l’organo e i cantori.
Sulla facciata principale nelle due nicchie speculari sono collocati dei pannelli di maioliche cerretesi di gradevole fattura: uno rappresenta Santa Maria delle Grazie con S. Pasquale e S. Antonio, l’altro l’Immacolata con S. Rocco e S. Giacomo. Il corpo di fabbrica comprende varie celle.
Dopo le leggi eversive del Governo Italiano, qui si ritirò, vi morì ed è seppellito Giuseppe Vitelli (*1818 +1878), per i cusanesi “Zi monachë Santë ”, in religione Fra Carlo, considerato già in vita Santo (7).
Un altro Fra Carlo, pure cusanese, in anagrafe Domenico Di Tommaso (*1918 + 2002), sin dal dopoguerra si prodigò per il culto del nostro Francescano e per la sistemazione della chiesa (8 ).
Vi si celebra il sabato sera, il 16 marzo, ricorrenza della morte del “Monaco Santo” e il 2 luglio, con grande sfarzo, per la festa della Madonna.
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NOTE
(1) Maturo Vito, S. Maria del Castagneto: la riscoperta di un antico complesso monastico in Cusano Mutri, in “Archivio Storico per le Province Napoletane”, vol. CII.
(2) Maturo Vito, Cusano Mutri nel Catasto Rurale di Giuseppe Napoleone Bonaparte, in “Annuario 1983” dell’Associazione Storica del Medio Volturno, Napoli 1984.
(3) Archivio Storico Diocesano, Cerreto Sannita, Vol. I, n. 7, ms., Stato della Venerabile Chiesa Maggiore e Matrice prima del Castello ora della Terra di Cusano sotto il Titolo de Santi Apostoli Pietro e Paolo, f. 5.
(4) Ibidem.
(5) Iscrizione sull’architrave della porta della chiesa.
(6) Notizia tramandata in famiglia essendo il mio bisnonno “Ufficiale della Guardia Nazionale”.
(7) Maturo Vito, Presenze Francescane a Cusano Mutri, Cusano M. (BN) 1999.
(8) Ibidem.
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